Come un anno scolastico all'estero ti cambia, anche dopo il rientro

Agosto 25, 2026|Categoria: Podcast e interviste

di Valentina Fantini

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Quando si parla di anno scolastico all'estero, si dice spesso che è un'esperienza capace di cambiare la vita. Ma quando avviene davvero questo cambiamento? Succede durante i mesi trascorsi lontano da casa o ci si rende conto del suo valore soltanto con il passare del tempo?

Nel terzo episodio di Tea Time with Claudia, Claudia Randazzo, CEO & Founder di Trinity ViaggiStudio, incontra Daniel e Gloria, High School Program Specialist di Trinity che, da adolescenti, hanno vissuto in prima persona un'esperienza di Exchange Student. Daniel ha scelto la Cina, Gloria gli Stati Uniti: due destinazioni diverse, due percorsi personali e un punto in comune, la consapevolezza che quell'anno continua ancora oggi a influenzare il loro modo di vedere il mondo.

Attraverso ricordi, aneddoti e riflessioni maturate negli anni, la conversazione racconta come un'esperienza all'estero lasci un segno che va ben oltre il periodo trascorso fuori casa. Un cambiamento che riguarda il modo di affrontare le sfide, costruire relazioni e guardare con occhi diversi sia il Paese che ti ospita, sia quello da cui sei partito.

Guarda chi l'episodio completo:

Partire con entusiasmo verso una nuova avventura

Una delle prime domande che Claudia Randazzo rivolge a Daniel e Gloria riguarda il momento della partenza. Con quale stato d'animo hanno affrontato la scelta di trascorrere un anno scolastico all'estero?

Per Gloria la decisione di partire per gli Stati Uniti è arrivata molto presto. Giocava a softball fin da bambina e, proprio grazie a questo sport, aveva avuto modo di conoscere ragazze che avevano già vissuto un anno di High School negli USA. I loro racconti avevano trasformato quella possibilità in un obiettivo concreto.

"Da quando ho saputo che esisteva questo tipo di esperienza io non avevo dubbi che avrei voluto farla, senza magari neanche pensare agli aspetti potenzialmente negativi, ero totalmente entusiasta."

Un entusiasmo che, come racconta durante il podcast, l'ha accompagnata fin dalla scelta di partire e che l'ha poi portata a proseguire il suo percorso negli Stati Uniti anche dopo l'anno di High School.

Anche Daniel è partito spinto dalla curiosità. La destinazione, però, era molto diversa: la Cina. Studiava già la lingua e sapeva che avrebbe trovato una cultura lontana da quella italiana. Proprio questa consapevolezza ha reso l'esperienza ancora più stimolante.

"Sapevo che avrei trovato un contesto parecchio diverso da quello che abbiamo qui. Non ero mai stato in Oriente prima, però mi sono lanciato completamente in questa cosa."

Fin dalle prime battute della conversazione emerge un aspetto interessante: ogni studente parte con motivazioni diverse, ma la voglia di mettersi alla prova è spesso il filo conduttore che accomuna esperienze anche molto lontane tra loro.

Quando una cultura diversa cambia il tuo punto di vista

Nel corso della conversazione emerge anche un tema che accomuna molti studenti durante un'esperienza all'estero: il confronto con abitudini e modi di vivere completamente diversi da quelli a cui si è sempre stati abituati.

Per Gloria questo cambiamento è passato soprattutto attraverso il modo di vivere le relazioni. Negli Stati Uniti ha scoperto un'idea di amicizia diversa da quella italiana, più legata ai contesti della scuola e dello sport. Una differenza che all'inizio l'ha sorpresa, ma che le ha permesso di guardare con occhi nuovi anche ai rapporti costruiti in Italia.

"Ho trovato tre o quattro persone con cui abbiamo ancora un legame oggi bellissimo. Infatti abbiamo prenotato un viaggio a Dublino con tre di loro conosciute dieci anni fa durante l'esperienza High School."

Per Daniel, invece, il primo impatto con la Cina è stato molto diverso. Arrivato a Chongqing, si è trovato immerso in una realtà dove la presenza di studenti occidentali era ancora poco frequente. Una situazione che lo ha fatto sentire immediatamente diverso da tutte le persone che lo circondavano.

"Camminavo per strada e mi guardavano tutti letteralmente... mi hanno proprio detto che era la prima volta che vedevano in carne e ossa un occidentale."

Un ricordo che racconta con il sorriso e che rappresenta uno dei primi momenti in cui ha preso davvero coscienza della distanza culturale tra la Cina e l'Italia, e che oggi considera uno dei momenti che più lo hanno aiutato ad aprirsi verso una realtà completamente diversa dalla propria.

Due esperienze molto diverse che raccontano lo stesso aspetto: uscire dalla propria quotidianità significa anche imparare a osservare il mondo da una prospettiva nuova, scoprendo che ciò che sembra insolito all'inizio può diventare una delle parti più significative del viaggio.

Lontano da casa si cresce un giorno alla volta

Nel corso della conversazione emerge anche un altro tema centrale quando si parla di un anno scolastico all'estero: l'autonomia. Vivere lontano da casa significa imparare a gestire situazioni nuove, prendere decisioni in autonomia e confrontarsi ogni giorno con una realtà diversa da quella a cui si è abituati.

Per Daniel questa crescita è passata anche dalla scelta della sistemazione. All'epoca si definiva un ragazzo molto timido e, proprio per questo, preferì una residenza con altri studenti internazionali piuttosto che una famiglia ospitante. Una decisione che, guardandosi indietro, considera quella più adatta al suo carattere di allora.

Tra i ricordi che conserva con più affetto c'è anche un episodio legato al tai chi. Dopo alcune settimane in Cina, durante una mattina libera, ha proposto ai suoi amici di praticarlo in un parco. Poco dopo, alcune persone del posto si sono unite spontaneamente al gruppo.

"Quando mi sono girato e ho visto che c'erano quei cinesi lì che facevano tai chi con me ho detto: ok, ho superato il momento in cui pensavo all'Italia. Iniziavo a pensare come una persona che stava lì."

Anche Gloria racconta come la quotidianità negli Stati Uniti abbia rappresentato una palestra di crescita. Tra scuola, allenamenti e studio, le giornate erano molto intense e richiedevano una gestione del tempo completamente diversa da quella a cui era abituata.

"Ho imparato a gestirmi da sola perché a 18 anni di solito in Italia ci sono la mamma e papà che ti aiutano. Invece c'erano, ma attraverso un telefono."

Per entrambi, la crescita è passata soprattutto dalla quotidianità. Sono state le piccole abitudini, le responsabilità e le situazioni affrontate ogni giorno a rendere quell'esperienza così significativa.

Il cambiamento si scopre con il tempo

In conclusione, Claudia Randazzo chiede ai suoi ospiti di guardare a quell'esperienza con gli occhi di oggi. Qual è il cambiamento più importante che si portano ancora dietro?

Per Daniel la risposta riguarda soprattutto il carattere. L'anno trascorso in Cina lo ha aiutato a superare la timidezza e ad affrontare con maggiore sicurezza situazioni nuove, anche molto lontane dalla sua quotidianità.

"Aver vinto la timidezza, quello sicuro. Sono tornato più autonomo e mi ha aiutato ad affrontare situazioni molto diverse da quelle che ti puoi immaginare."

Anche Gloria riconosce che quell'esperienza continua ancora oggi a influenzare il suo modo di affrontare le difficoltà.

"Credo il fatto che so affrontare tante situazioni con positività, perché mentre ero via ci sono state diverse situazioni un pochino difficili e le ho dovute affrontare da sola."

Nel corso della conversazione emerge anche un'altra riflessione condivisa da entrambi: vivere per un periodo all'estero ha permesso loro di apprezzare ancora di più ciò che avevano lasciato in Italia. Guardare il proprio Paese da una prospettiva diversa li ha aiutati a riconoscerne il valore, senza rinunciare a tutto quello che avevano imparato durante l'esperienza.

I consigli di chi quell'esperienza l'ha già vissuta

Claudia Randazzo chiede a Daniel e Gloria quale consiglio darebbero oggi a uno studente o a una studentessa in procinto di partire per un anno scolastico all'estero.

Per Gloria il punto di partenza è affrontare l'esperienza con serenità, senza lasciarsi bloccare dall'ansia o dalla paura di ciò che non si conosce ancora.

"L'ansia trasformatela in eccitazione, perché quello che andrete a vivere sarà un anno fantastico."

Daniel, invece, invita i ragazzi a partire con la mente aperta e a lasciarsi sorprendere dalla cultura che li accoglierà, senza fare continui confronti con le proprie abitudini.

"Non fate paragoni. Cercate di capire perché fanno le cose in quel modo e vivete quell'esperienza fino in fondo."

Due consigli diversi, ma accomunati dallo stesso messaggio: vivere un anno scolastico all'estero significa mettersi in gioco con curiosità, lasciandosi guidare dalla voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Ripensando oggi alla loro esperienza, Daniel e Gloria raccontano un percorso che continua a influenzare il loro presente. Un anno scolastico all'estero può lasciare ricordi, amicizie e competenze, ma soprattutto offre l'opportunità di conoscere meglio sé stessi e guardare il mondo con una prospettiva diversa.

Se anche tu stai pensando a un anno scolastico all'estero e vuoi capire quale programma possa essere più adatto ai tuoi obiettivi, contattaci: il team di Trinity ViaggiStudio sarà felice di accompagnarti nella scelta del percorso più adatto a te.

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